E Leasing Sia
SYLVAIN BARD, IL LEASING DI FAMIGLIA

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Mario Tambelli ha incontrato il direttore commerciale di CGI per l’Italia al Salone di Genova.

Dalla sua posizione lei ha il polso sia del nostro mercato nazionale sia una visione ampia su quello europeo. Siamo tornati a trovarla per capire come è andato il Salone di Genova?
Una buona fiera, anzi più che buona. Sul motore tornano i clienti italiani per tagli medio-grandi, con barche da 50-60 piedi fino a 80 piedi. I cantieri che propongono catamarani hanno la produzione venduta fino al 2020. Bene la vela. Soprattutto è tornata la voglia di barca.

Che tipo di clientela consumer avete visto?
Clienti veri, appassionati, spesso proprietari di un’imbarcazione, che hanno deciso di ricomprarne una nuova, più grande o con differenti caratteristiche, in prosecuzione con il trend già registrato al Salone dello scorso anno. Non è un caso che fossero presenti praticamente tutti i principali costruttori.

E dal punto di vista degli operatori del leasing nautico?
C’è il ritorno delle banche italiane che testimonia un generalizzato ritorno di interesse.

Quali sono i numeri per la vostra azienda?
+25%, sia in valore sia in numero di contratti, con un valore medio che si aggira intorno ai 200.000 euro.

CGI è cresciuta anche negli anni bui della crisi, come mai?
Intanto ci siamo sempre stati. Mentre molti operatori si sono ritirati dal mercato italiano, noi lo abbiamo presidiato, cosi come abbiamo fatto con il Salone Nautico di Genova. Adesso che il mercato è ripartito si nota ancora di più quanto questa strategia sia stata giusta. Da cinque, sei anni abbiamo contratti di partenariato con i concessionari dei cantieri.

Questa strategia ha premiato anche dal punto di vista delle sofferenze bancarie?
Certamente si. Il nostro contenzioso in Italia si attesta sull’1%, un dato perfettamente allineato con quello medio della UE.

È più basso della media nazionale. Il segreto?
Abbiamo una storia di 40 anni di analisi e regole ben precise. Se un nuovo possibile cliente ci propone un acconto del 15-20% lo rifiutiamo. In qualche modo siamo i consulenti del nostro cliente. Quando si avvicina a un acquisto lo invitiamo a considerare la disponibilità del 6-7% dell’investimento quale valore annuo da destinare al costo di utilizzo e manutenzione. Il nostro rischio aziendale è tanto sul bene quanto sulla qualità del cliente. Ma scegliamo anche il costruttore.

In che senso?
Il 70% del business è fatto con marchi nostri partner, li conosciamo e conosciamo i loro bilanci.